L'intervento

Cotticelli & Co., adesso che sono chiare le responsabilità avremo il coraggio di ribellarci?

Il “doppio colpo” inferto in un solo giorno dalle stanze romane alla Calabria impone una reazione, cerca vendetta al grido di “Giustizia!”, esige una risposta decisa e ferma, a tutti i livelli.

Richiede una presa di coscienza, obbliga tutta la classe politica e dirigente, la classe intellettuale e popolare ad assumersi il compito di censirsi per sapere da che parte si è schierati: con la gente onesta e lavoratrice che tiene in piedi la baracca e rendere ancora vivibile ed accettabile la vita in questa Calabria martoriata e depressa? Oppure, con chi si affianca ai compari del disfattismo, del compromesso per una poltrona, del privilegio attraverso la corruzione, del disfacimento che lascia spazio alla criminalità, organizzata e non, al fine di garantire la sopravvivenza del mediocre e dell’ignorante, dell’incapace e dell’inetto.

La Calabria è sotto il giogo di una strategia di annientamento, che punta allo spopolamento delle intelligenze, alla fuga dei cervelli, alla ritirata del pensiero critico. Lasciandola preda della rassegnazione e del piagnisteo, dell’abbandono e dell’abbrutimento.

Oggi è il momento di parlare, di scegliere, di decidere. È il momento della ribellione a questa strategia distruttiva.

Il “doppio colpo” sferrato ai danni della Calabria viene finalmente svelato, nel momento in cui spopola su tutti i social l’intervista al commissario Cotticelli, che con atteggiamento serafico rivela di fatto l’arcano disegno, riconosce l’obbrobrio attraverso il quale si sta procedendo all’annientamento della Calabria.

L’aver inserito, con atto d’imperio, la Calabria in “zona rossa” mentre contemporaneamente lo stesso Consiglio dei Ministri ribadiva il commissariamento della sanità in Calabria confermando l’attuale commissario e, a catena, i vari commissari delle aziende sanitarie così nominate, rappresenta un affronto al buon senso, un’offesa alla dignità di una Regione che evidentemente si vuole umiliare.

Perché reiterare un commissariamento che dopo oltre undici anni di attività ha mostrato la sua assoluta inconsistenza non essendo riuscito a risolverne i problemi?

Chi ha scelto e nominato simili “commissari”, chiamati ad agire pur ignari, per personale ammissione, dei compiti inerenti al ruolo? E chi li ha confermati? E perché, senza chiedere un piccolo rendiconto delle azioni fin qui svolte e dei risultati ottenuti? Senza chiedersi se vi fosse un nesso tra il lavoro realizzato dall’attività commissariale e la relativa necessità dichiarare “zona rossa” un territorio che, invece, continua a collezionare numeri ininfluenti nel computo della pandemia?

Chi, tra coloro che sono insigniti dell’onere di rappresentare, per mandato elettorale, i legittimi interessi dei calabresi, ha denunciato simili misfatti? Oppure solo si è opposto, ha chiesto conto e ragione, si è appena indignato?

Perché accettare così supinamente e in silenzio questo affronto? In cambio di cosa?

Il governo ed il suo ministro alla sanità, per il tramite del commissario da loro scelto, nominato e confermato, verranno finalmente chiamati a rispondere di questo misfatto?

Si spiega che questa “zona rossa” è sancita a tutela dei calabresi che non sono in possesso nel loro territorio di strutture sufficienti ad assicurare l’assistenza nel malaugurato caso che l’epidemia scoppiasse anche qui come accaduto altrove. Ma, adesso che abbiamo saputo e capito, perché e per colpa di chi questo rischio si può correre, spetterà solo ai calabresi subirne le conseguenze? Ne risponderanno, ai vari livelli (governativi, ministeriali, commissariali)?

Questa “zona rossa” è un delitto: civile, politico, sociale.

Chi risarcirà i calabresi privati della loro libertà e dei loro diritti (finanche i diritti all’autodeterminazione, considerato che il commissariamento fa arrivare da altro territorio il “sovrano” che prende decisioni per conto della Calabria e dei calabresi)? Chi risarcirà gli imprenditori (pochi i grandi, tantissimi i piccoli), gli artigiani, i commercianti ed i loro dipendenti privati della possibilità di lavorare? Di esercitare il loro mestiere e guadagnare lecitamente?

Adesso che sono state chiarite le responsabilità, la Calabria troverà finalmente la forza, il coraggio di ribellarsi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *