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Addio a Mimmo Morace, la penna gentile del giornalismo sportivo

È scomparso Domenico “Mimmo” Morace, 82 anni, tra le figure più raffinate e influenti del giornalismo sportivo italiano. La sua morte chiude una pagina importante della nostra storia editoriale, ma lascia intatto lo stile di un uomo che ha vissuto il mestiere con misura, rigore e una passione mai affievolita.

Nato a Reggio Calabria nel 1943, Morace ha attraversato oltre mezzo secolo di giornalismo lasciando un’impronta riconoscibile ovunque abbia lavorato.
Al Corriere dello Sport iniziò come corrispondente da Reggio Calabria, poi cronista romano incaricato della Lazio, quindi caporedattore, fino a diventare direttore responsabile dal 1986 al 1991.
Ha guidato anche il Guerin Sportivo, il più antico settimanale sportivo del mondo, e successivamente il quotidiano Domani della Calabria.

“EROICI!” – Il titolo che è diventato un’icona

Nella storia del giornalismo resterà per sempre un titolo: “EROICI!” Il giornale del giorno dopo Italia–Germania 3-1 a Madrid, 12 luglio 1982. Un titolo che non gridava, ma raccontava.
Una sola parola, capace di restituire l’emozione di una notte in cui il Paese intero si scoprì unito e commosso.
Morace, allora figura centrale nella struttura editoriale del Corriere dello Sport, contribuì a quella scelta stilistica semplice e potente. È una delle prime pagine più ricordate della stampa sportiva italiana: un grido lineare, pulito, capace di attraversare i decenni.

Il Premio Giornalistico “Salvatore Massara”

Nel corso della sua carriera, Morace ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Tra questi, nel 2006, anche il Premio Giornalistico “Salvatore Massara”, consegnato a Vibo Valentia in una cerimonia che riuniva ogni anno voci autorevoli del panorama sportivo e culturale.
Quel giorno Morace non si presentò come un “maestro”, né come il direttore che aveva firmato pagine storiche. Arrivò con discrezione, con la sua consueta eleganza nei modi, e durante la premiazione si soffermò sul valore del mestiere, sulla responsabilità della parola scritta e sulla necessità, come amava ripetere, di “non perdere mai il senso delle proporzioni”.

L’eredità morale

Le testimonianze che affiorano oggi parlano tutte della stessa cosa: un uomo elegante, un carattere gentile, un giornalista che sapeva tenere insieme fermezza e tatto.
Quando gli chiedevano come fosse possibile mantenere lucidità in un mondo veloce come quello dello sport, lui rispondeva sempre: «Non basta arrivare per primi. Bisogna arrivare bene.»
Era il suo credo, la sua bussola professionale.

Morace non ha mai amato gli eccessi. Era un giornalista che difendeva la correttezza, detestava la spettacolarizzazione fine a sé stessa e ricordava spesso che, dietro ogni storia, ci sono persone reali. Per questo sapeva costruire un giornalismo che lasciava respirare il lettore.