Calcio

EDITORIALE. Vibonese quella con la Juve Stabia è la sconfitta delle “assenze”

A questo punto saranno in tanti che si spenderanno in analisi, giudizi, valutazioni, fors’anche sentenze.

A loro, agli esperti, che di certo non mancano come non sono mai mancati in questo ambito, il compito. Vorrei, invece, fare una cosa diversa: provare a dare una definizione a questa sconfitta. Inevitabile, ma, in verità, anche eccessiva, non meritata nel punteggio: 3-1.

Questa sconfitta si può sintetizzare in una sola definizione. È la sconfitta dell’assenza. È questa l’angosciosa costante della partita con la Juve Stabia. L’assenza.

L’assenza di idee: la squadra gira a vuoto, manca di un lampo di luce, di uno spunto.

L’assenza di personalità: manca il leader, l’uomo capace di prendere in mano la squadra e farla uscire dal tunnel, manca il punto di riferimento al quale aggrapparsi nei momenti di smarrimento.

L’assenza di un attaccante: in tre partite, in attesa che scenda in campo Sorrentino (che, nel frattempo, ha finalmente scontato le tre giornate di squalifica che avanzava dalla scorsa stagione), D’Agostino ha fatto scendere in tre partite dal primo minuto tre diverse punte centrali – La Ragione, ‘Nkom, Persano – senza lasciare traccia.

E, dunque, l’assenza di tiri in porta. Il calcio è uno sport affascinante, uno splendido esercizio di tattica, strategia, idee, però… bisogna assolvere innanzitutto al più elementare dei principi: per vincere, devi segnare gol; e, per segnare gol, devi tirare in porta, metterla dentro. In tre partite, per sommare i tiri in porta effettuati dalla Vibonese, le dita di una mano sono troppe… e solo una volta si è andati in gol!

Ma non è tutto. Perché c’è un’altra assenza da segnalare e che pesa, pesa tantissimo ed ancor di più è pesata seguendo questa sfortunata partita con la Juve Stabia.

L’assenza del tifo caldo, l’assenza degli ultras. L’assenza di quel calore costante, spinta necessaria soprattutto quando le cose non vanno per il verso giusto.

È stato uno stridore spietato il contrasto tra la gradinata dove erano assiepati gli ultras stabiesi che non hanno mai fatto mancare cori e sostegno alla loro squadra e quella curva est semi deserta, silenziosa: assente.

La tribuna del Razza la si conosce: salottiera, critica e mai generosa, quasi si fosse a teatro piuttosto che in uno stadio. Si è scaldata in poche occasioni, quel tanto che basta… e quel tanto che basta ha contestato certe decisioni arbitrali, a rumoreggiato se qualcosa in campo non andava per il verso giusto. Di applausi, la dose giusta per non ritrovarsi con le mani arrossate.

L’autoscioglimento, sia pure per legittima protesta, del gruppo degli ultras rossoblu della curva est si dimostra così un masochistico atto di autolesionismo. L’invito – accorato ed affettuoso – è di ripensarci: proprio guardando i generosi ultras stabiesi questo un invito è ancora più accorato.

È stata questa una sconfitta dell’assenza. Riflettiamoci. C’è ancora il tempo per correre ai ripari,

la foto di copertina è di Guido Milli