Serie D

ESCLUSIVA Fanello: «A Vibo ho lasciato il cuore, ora aspetto l’occasione giusta»

VIBO VALENTIA – Nel calcio ci sono stagioni che si ricordano per una vittoria. Ma ci sono anche quelle che si ricordano per una salvezza conquistata quando tutto sembrava diventato più complicato. Quella della Vibonese nello scorso campionato appartiene certamente a quest’ultima categoria e, dentro quella storia, c’è anche il nome di Danilo Fanello.
Arrivato a Vibo Valentia nel momento più delicato della stagione, il tecnico lametino ha raccolto una squadra ferita, numericamente ridotta e con il morale da ricostruire. In poche parole: a pezzi. In poche settimane ha provato a ricostruire, lavorando soprattutto sulla testa e sull’identità del gruppo.
Alla fine, nella sfida decisiva con l’Acireale, sono arrivate due vittorie storiche e decisive. La prima nell’ultima giornata per acciuffare i play out, la seconda sette giorni dopo per giocare lo spareggio per la permanenza in Serie D.

Conclusa la stagione, dopo tante promesse di prolungamento del matrimonio, le strade di Fanello e della Vibonese si sono divise. Il tecnico- eroe, esaltato dai tifosi e dall’ambiente, aveva immaginato un epilogo differente, ma affronta oggi quella decisione con pragmatismo, senza alimentare polemiche e conservando soprattutto il ricordo dell’affetto ricevuto dalla piazza.

«Sei arrivato alla Vibonese in un momento molto complicato. Che squadra hai trovato?»
«Sono arrivato tra la fine di gennaio e febbraio e non ho vissuto tutta la prima parte della stagione. Chi era già lì aveva attraversato momenti sicuramente più complicati. Ho trovato una squadra che aveva delle difficoltà evidenti nel gioco e sulla quale era necessario lavorare molto, non soltanto sotto il profilo tecnico ma anche su quello mentale».

«Alla fine è arrivata una salvezza che, a un certo punto, sembrava davvero difficile.»
«Il gruppo era stato messo a dura prova dalla stagione e nel corso dei mesi aveva anche perso alcuni elementi. C’erano buoni giocatori, ma nin tutti di categoria, e serviva ricostruire fiducia e convinzione. Alla fine siamo riusciti a raggiungere quello che era diventato l’obiettivo principale: la salvezza. Obiettivo che avremmo potuto raggiungere con tranquillità senza l’harakiri interno con la Sancataldese. che po ci ha costretti a lottare per i play out».

«Cosa ti resta soprattutto dell’esperienza alla Vibonese?»
«La soddisfazione di avere raggiunto l’obiettivo e di avere dato il mio contributo in un momento difficile. Ringrazierò sempre chi mi ha dato la possibilità di lavorare a Vibo, in particolare Pippo Caffo e Rino Putrino. E mi fa piacere ricevere ancora oggi tanti attestati di stima da parte dei tifosi e dei cittadini. In pochi mesi si è creato un rapporto importante e questo, per un allenatore, vale molto».

«C’è stata un po’ di delusione per la mancata conferma?»
«È normale che, quando si lavora bene e si raggiunge un obiettivo, si possa immaginare di proseguire insieme. Poi nel calcio le società fanno le proprie valutazioni e prendono le proprie decisioni. Io le rispetto. Quello che poteva essere non è stato, ma resta la gratitudine per l’opportunità ricevuta e per quello che siamo riusciti a fare».

«Adesso cosa farà Danilo Fanello? Hai avuto altre richieste?»
«Ho avuto diverse richieste, sia dalla Serie D sia da società importanti di Eccellenza in Sicilia. Ci sono state trattative che per vari motivi non sono arrivate alla conclusione. Adesso resto alla finestra, continuo a lavorare, a studiare e aspetto l’occasione giusta».

«Pensi di rimanere in Calabria?»
«A questo punto penso proprio di sì. Sto seguendo diverse squadre e guardo molto anche realtà di categoria superiore, soprattutto di Serie C. Per un allenatore è fondamentale osservare, aggiornarsi e cercare sempre qualcosa di nuovo da inserire nel proprio modo di lavorare».

«Ci sono diversi allenatori che hanno ottenuto risultati e che oggi sono ancora senza panchina. Come te lo spieghi?»
«Credo che sia una domanda che andrebbe rivolta soprattutto alle società. Ogni club ha i propri criteri, le proprie esigenze e fa le proprie scelte. Io posso soltanto continuare a fare quello che ho sempre fatto: lavorare seriamente e cercare di farmi trovare pronto. Ho sempre preferito che fossero il campo e i risultati a parlare».

«Forse oggi nel calcio conta anche sapersi proporre e comunicare?»
«Probabilmente il calcio, come la società, è cambiato. L’immagine e la comunicazione hanno assunto un peso maggiore rispetto al passato. Io, però, resto legato al mio modo di essere: semplice, diretto e concentrato sul lavoro. Non significa avere ragione o torto, è semplicemente il mio modo di interpretare questo mestiere».

«Guardando al prossimo campionato di Serie D Girone I, quali squadre vedi favorite?»
«Ci sono società che stanno costruendo organici importanti e altre che magari lavorano più sottotraccia. È ancora presto per indicare una favorita assoluta, perché il mercato non è finito e ad agosto i valori possono cambiare. In ofìgni caso penso che alla fine sarà la Reggina che dominerà il campionato, ma non trascurerei la Nissa e la stessa Vibonese che ha costruito un organico importante».

«Quindi ti aspetti un campionato equilibrato?»
«Sì, credo possa esserlo. Le squadre che hanno maggiore esperienza e organizzazione partiranno naturalmente con qualche vantaggio, ma in Serie D non sempre vince chi parte con il nome più importante. Servono equilibrio, gruppo, continuità e anche la capacità di reggere la pressione nei mesi decisivi. Anche se, ripeto, per me la Reggina con Lotito può fare grandi cose».

«E la Vibonese? Come giudichi la scelta di affidarsi a Sasà Marra?»
«La Vibonese ha scelto un allenatore bravo, esperto e navigato. Marra ha un percorso importante alle spalle e lo scorso anno ha disputato un campionato di alto livello con l’Igea Virtus che avrebbe potuto vinto senza la penalizzazione subita in corso d’opera. La società sta costruendo un’ottima squadra. A me pare, come a tanti addetti ai lavori, che non sia una squadra destinata a fare da comparsa».

Fanello guarda dunque avanti senza rinnegare ciò che è stato. La salvezza della Vibonese resta un capitolo importante della sua carriera, ma nel calcio il romanticismo dura il tempo di un ricordo: poi tornano il campo, il lavoro e l’attesa della prossima panchina.