L'intervento

FIGC e abuso di posizione dominante: sentenza storica del Consiglio di Stato

La decisione del Consiglio di Stato segna un passaggio importante nel rapporto tra sport e diritto. I giudici di Palazzo Spada hanno infatti dato ragione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), confermando che la FIGC ha abusato della propria posizione dominante nel settore del calcio giovanile. Una pronuncia che ribalta la precedente sentenza del TAR del Lazio e rende definitiva la sanzione da 4,2 milioni di euro inflitta alla Federazione.

La vicenda nasce dal modo in cui la FIGC ha regolato l’attività del calcio giovanile a partire dalla stagione 2015/2016, in particolare nei rapporti con gli Enti di Promozione Sportiva. Secondo l’Antitrust, la Federazione avrebbe adottato una strategia regolatoria capace di limitare la libertà di azione degli EPS, imponendo vincoli, divieti e autorizzazioni preventive alle società affiliate FIGC intenzionate a partecipare a tornei ludico-amatoriali organizzati da soggetti concorrenti.

Pur senza un divieto formale, il sistema di regole introdotto avrebbe scoraggiato di fatto la concorrenza, estendendo la posizione dominante della FIGC anche in ambiti non strettamente agonistici. È proprio questo aspetto che ha portato l’AGCM a parlare di abuso di posizione dominante, successivamente confermato dal Consiglio di Stato.

Il TAR del Lazio, in primo grado, aveva annullato la sanzione, riconoscendo alla FIGC un’ampia discrezionalità tecnica. Il Consiglio di Stato ha invece adottato una lettura opposta, chiarendo che le regole sportive, quando incidono su attività economiche, sono pienamente soggette al diritto della concorrenza.

Uno dei passaggi centrali della sentenza riguarda il principio secondo cui non è necessario dimostrare un danno economico immediato: è sufficiente che la condotta sia idonea a restringere la concorrenza. I giudici hanno inoltre ritenuto illegittimo l’uso estensivo della nozione di “attività agonistica”, basata esclusivamente sull’età anagrafica dei giovani calciatori, e l’assenza di criteri trasparenti e oggettivi nei meccanismi autorizzativi.

Il principio affermato è chiaro: l’autonomia dell’ordinamento sportivo non può trasformarsi in uno strumento di chiusura del mercato. Anche una federazione come la FIGC deve esercitare il proprio potere regolatorio nel rispetto dei criteri di proporzionalità, trasparenza e concorrenza leale.

Dal punto di vista pratico, la sentenza rende definitiva la multa da 4,2 milioni di euro e apre a una possibile revisione delle regole che disciplinano il calcio giovanile. Per il sistema sportivo italiano potrebbe trattarsi di un cambio di paradigma, con un modello più aperto e competitivo, capace di valorizzare la pluralità degli operatori.

Una decisione destinata a fare scuola, che va oltre il singolo caso e riafferma un messaggio forte: lo sport è autonomia, ma non può sottrarsi alle regole fondamentali del mercato quando incide su attività economiche.