Promozione

Gioiese, cala il sipario: squadra non iscritta al campionato di Promozione

Una storia lunga 108 anni rischia di interrompersi nel modo più amaro. La Polisportiva Gioiese non ha perfezionato l’iscrizione al campionato calabrese di Promozione 2026-2027 entro il termine del 20 luglio. Salvo eventuali sviluppi straordinari o la nascita di un nuovo progetto, la storica maglia viola scomparirà dunque dai tornei federali nella prossima stagione.

Un epilogo temuto da settimane. Già nei primi giorni di luglio la situazione appariva fortemente compromessa, con il club alle prese con problemi economici, vertenze pregresse e, soprattutto, con l’impossibilità di utilizzare regolarmente lo stadio Pasquale Stanganelli. Il copresidente Tonino Polimeni aveva lanciato un ultimo appello alla città e agli imprenditori locali, ma il tentativo di trovare nuove forze disposte a garantire la continuità societaria non ha prodotto l’esito sperato.

Il peso delle vertenze e il nodo dello stadio

A rendere ancora più difficile il passaggio di consegne sarebbero state alcune pendenze economiche, quantificate in oltre 50mila euro, da saldare prima di poter procedere con l’iscrizione. Un onere importante da aggiungere ai costi necessari per programmare e affrontare un intero campionato.
Ma il problema che più di ogni altro avrebbe scoraggiato i potenziali investitori è quello dello stadio. Il Pasquale Stanganelli è rimasto a lungo indisponibile, costringendo la squadra a un oneroso pellegrinaggio in altri impianti. Ancora nel gennaio scorso la Gioiese era obbligata a disputare le proprie gare interne a Mileto a causa della chiusura della struttura per lavori.

Durante un incontro pubblico in municipio era stata prospettata la possibilità di effettuare gli interventi necessari per consentire un utilizzo dell’impianto con una capienza limitata a 1.999 spettatori. Alle rassicurazioni, tuttavia, non sarebbero seguiti in tempo utile gli atti e i lavori indispensabili per restituire alla società una casa stabile.

La questione dello Stanganelli accompagna ormai da anni le vicende della Gioiese. Nel marzo 2024 il ritorno nello stadio cittadino, dopo una lunga assenza, era stato celebrato come il simbolo di una nuova ripartenza. Appena due anni più tardi, l’indisponibilità dell’impianto ha finito invece per rappresentare uno degli ostacoli principali alla sopravvivenza del club.

Gli appelli rimasti senza risposta

Nelle scorse settimane la proprietà riconducibile al duo Polimeni-Romeo aveva manifestato l’intenzione di riconsegnare il titolo sportivo alla città, nella speranza che istituzioni e imprenditoria locale riuscissero a costruire una soluzione alternativa. Anche gli ultras avevano chiesto un intervento concreto dell’amministrazione comunale e delle forze economiche del territorio.
La mobilitazione, però, non ha avuto la partecipazione auspicata. Gli incontri e le manifestazioni promosse per difendere il futuro del calcio viola hanno raccolto numeri contenuti, in evidente contrasto con le numerose dichiarazioni di vicinanza apparse sui social.
Un segnale di disaffezione che ha ulteriormente indebolito ogni tentativo di rilancio. Nessun gruppo imprenditoriale avrebbe infatti accettato di farsi carico delle pendenze, delle spese di iscrizione e di una stagione da disputare senza la certezza di poter utilizzare lo stadio cittadino.

Una storia dalla Seconda Categoria alla Serie C

La mancata iscrizione interrompe, almeno temporaneamente, una tradizione iniziata nel 1918. Nel corso della sua storia la Gioiese ha attraversato tutte le principali categorie del calcio dilettantistico meridionale, arrivando anche in Serie C e diventando uno dei simboli sportivi più riconoscibili della Piana.
La maglia viola ha rappresentato generazioni di calciatori e tifosi, attraversando promozioni, retrocessioni, crisi societarie e numerose rinascite. Anche nell’estate del 2025 il club era riuscito a superare una fase estremamente delicata, formalizzando in extremis l’iscrizione al campionato di Eccellenza dopo la definizione delle vertenze. Questa volta, però, il miracolo non si è ripetuto.
Per Gioia Tauro non è soltanto la perdita di una squadra di calcio. È il venir meno di un pezzo importante della propria identità e della propria memoria collettiva.