Serie D

Il futuro della Vibonese si gioca domani. È il d-day per il presidente Pippo Caffo

Il futuro della Vibonese si gioca domani. È il d-day per il presidente Pippo Caffo, che incontrerà ufficialmente la cordata di imprenditori siciliani intenzionata a rilevare (o affiancare) la proprietà del club rossoblù. Ma, mentre il patron continua a combattere da solo per mantenere vivo il cuore calcistico di Vibo, attorno a lui regna un silenzio da paura.

Le proposte arrivate dalla Sicilia – come riportato oggi anche dalla Gazzetta del Sud – non avrebbero convinto né Caffo, né il figlio Nuccio Caffo, CEO del gruppo. Le offerte sono giudicate “poco solide”, troppo vaghe per chi è abituato a fare impresa sul serio. E soprattutto, per chi ha a cuore non un giocattolo da rivendere, ma una maglia che rappresenta quasi un secolo di storia sportiva.

Intanto, il centenario della Vibonese, fondata nel 1928, incombe,

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Ma la parte più inquietante di questa vicenda non riguarda solo le trattative. Riguarda l’assordante silenzio delle istituzioni locali, che da giorni assistono immobili al possibile smantellamento di uno dei pochi simboli sportivi di questa città. Nessun comunicato, nessuna presa di posizione, nessuna parola di sostegno. Nulla.

Eppure, la responsabilità politica non è un dettaglio. Il bando per l’affidamento dello stadio “Luigi Razza” giace da oltre due anni in qualche cassetto impolverato di Palazzo “Luigi Razza”. Una vergogna burocratica, che rappresenta plasticamente l’abbandono istituzionale di una realtà che, invece, dovrebbe essere patrimonio comune. Senza una casa certa, senza un impianto assegnato, senza certezze sulle tariffe, è difficile progettare un futuro.

A questo si somma l’incredibile vicenda della TARI, che in passato ha colpito il club con cifre sproporzionate (ed illegittime), trattandolo alla stregua di un’azienda privata, ignorando il ruolo sociale che svolge la Vibonese sul territorio.

Pippo Caffo lo ha ribadito con chiarezza ai microfoni di Radio Onda Verde: “Non accetterò avventurieri. Chi vuole la Vibonese, deve garantirne il futuro”. E ha ragione. Ma come si può chiedere a un imprenditore di portare sulle spalle il peso di una città che invece sembra non volerlo più accompagnare?

La piazza, intanto, si spacca. I tifosi, sui social, oscillano tra la rabbia e lo scoramento. In molti temono che dietro le offerte siciliane non ci sia una vera progettualità e che la Vibonese possa chiudere i battenti un paio di anni. Altri – sempre meno – chiedono che Caffo lasci la Vibonese, mentre altri chiedono al patron rossoblù, in sella da quindici anni, di non mollare e di investire sulla Vibonese.

E ora, mentre il mercato langue e giocatori simbolo come Pietro Terranova hanno già lasciato (accasandosi alla Nissa), la Vibonese rischia di perdere molto più di un centravanti. Rischia di perdere un’identità. Una missione.

Domani sarà il giorno della verità. Ma se la Vibonese oggi traballa, non è solo colpa dei “mancati acquirenti”. È anche di una città che, a parte una frangia della tifoseria mai doma, tace, di istituzioni assenti, e di una burocrazia che logora anche i più tenaci.
Intanto Caffo ha già iscritto l squadra al campionato di Serie D e depositato la fideiussione.