«Un progetto originale e distintivo, capace di aggraziare il territorio e al contempo innalzare la tematica della fede». Cosi Claudio Gentile, giovane dasaese definisce il progetto “I ponti della vita”. Parole semplici e idee chiare nello spiegare il proponimento: «Dall’ultimo incrocio venendo da Vibo – quello in località Potami – al paese ci sono tre ponti. Quella strada porta automaticamente al nostro centro ed assomiglia tanto al percorso della nostra vita in cui non è possibile tornare indietro».
Questa è la premessa perché poi il ragazzo continua parlando della simbologia del ponte, simbolo di “unione”, di passaggio da una parte all’altra, da uno status sociale ad un altro e paragona gli stessi ponti ai tre passaggi della vita ossia la nascita, la crescita con la creazione di una nuova famiglia e la morte. «Un ponte – continua – per noi cristiani è l’unione tra la parte terrena e quella divina e c’è un contatto, un mezzo forte che unisce queste due dimensioni; gli angeli. Gli angeli assistono Dio guidando l’uomo nella sua dimensione terrena». E’ questa la base di Gentile che fa da sfondo all’idea vera e propria: «Collocare nei suddetti ponti le statue dei tre arcangeli; Michele, Raffaele e Gabriele» seguendo un ordine ben preciso.

Ciò che stupisce di questo proponimento è come non faccia una piega sia nella logica sia nella concretizzazione. Continuando viene infatti spiegato come sul primo ponte venendo da Vibo, il cosiddetto ponte di Potami verrebbe collocato l’arcangelo Gabriele «l’angelo dell’annuncio per eccellenza (annuncia a Maria quella di Gesù), non a caso è l’angelo che mettiamo sulla capanna del nostro presepe a Natale. L’angelo anche della purezza – sottolinea l’ideatore – iconograficamente rappresentato con un giglio e che quindi; annuncia il prossimo arrivo a Dasà, veglia sulla purezza del cuore dei dasaesi affinché restino puri e conformi al volere di Dio ed essendo l’angelo che annuncia nascite, quindi la vita, protegge i bambini dasaesi». Sul secondo ponte troverebbe invece spazio l’arcangelo Raffaele «l’angelo della salute, non a caso nell’iconografia porta il vaso dei medicamenti – molti conoscono e collegano a tal riguardo l’ospedale San Raffaele – nonché dell’amore sponsale (nella Bibbia è colui che unisce Tobia e Sara).
Lui veglia sulla salute e i mali corporali dei dasaesi, rappresenta il secondo passaggio della vita ossia l’età adulta e protegge le famiglie dasaesi preservando la loro unità». Sul terzo è ultimo ponte, venendo sempre da Vibo quello all’entrata del paese, andrebbe invece l’arcangelo Michele «il custode dei custodi, il principe delle Milizie celesti, l’avversario del diavolo per eccellenza. Qui i riferimenti vanno in automatico dalla “difesa” del paese di Dasà, al sostegno quotidiano nella lotta contro le forze del male ma anche la guida nei momenti di sconforto guidando il “suo popolo” – San Michele è santo protettore di Dasà – nel mantenere l’equilibrio e nel “discernimento” quotidiano tra bene e male. San Michele viene anche riconosciuto come la guida nel momento del trapasso, rappresenta pertanto chi non c’è più, accompagna le anime avviate alla luce santa ed è al nostro fianco nel giorno del giudizio. E’ emblema anche della terza fase della vita. In tutto ciò c’è tra l’altro da sottolineare il passaggio sotto i suddetti ponti del fiume Petriano (e affluenti) fiume che rappresenta ed è fonte proprio di vita mentre sopra il ponte c’è il cielo la dimensione divina appunto.
«La peculiarità di questo progetto – conclude il giovane – è che unisce aspetti logici, scientifici e cristiani. Al netto di tutti gli aspetti cristiani ci sono ad esempio le tre fasi della vita (scientifiche), il ponte che rappresenta indipendentemente da tutto il passaggio da una parte all’altra, la bellezza artistica, la rivalutazione di quell’arteria stradale che – sottolinea – è bene rammentare è praticata non solo dai dasaesi (qualcuno li fa anche jogging), la collocazione delle stesse statue ha un richiamo ben preciso chi viene è come se percorresse tutta la sua vita». Gentile ha sottolineato come questa idea non sia stata ancora presentata ufficialmente a nessuno e precisato che nel caso non si tratterebbe di negoziare solo con il comune di Dasà. «Al momento – ha concluso – è importante capire le percezioni, sensazioni delle persone a riguardo. Solo se c’è la volontà si vedrà di concretizzare altrimenti resta una semplice idea».
Se nel futuro si arrivasse davvero a realizzare il tutto Dasà avrebbe un progetto che nel circondario non ha nessuno e che la farebbe di molto assomigliare alla Capitale e al suo celebre Ponte Sant’Angelo (anche se a Roma gli angeli sono su un unico ponte) oltre la storicità che tale cosa avrebbe anche per i posteri.

