Cultura

Raoul Bova conquista Vibo Valentia e chiude in trionfo la stagione teatrale

Raoul Bova a Vibo Valentia - Foto Guido Milli

«Galleggiare non è essere sospesi nel vuoto come un astronauta nello spazio. Bisogna entrare in contatto con l’elemento. Avere fiducia e affidarsi all’acqua, riempirsi i polmoni e usare ciò che la natura ci ha dato. Trovare un’intesa, un ritmo. Accarezzarla, fenderla con dolcezza e forza. Con rispetto. Spingerla su tutto il corpo, come con un abbraccio che parte piano e poi si stringe. E allora lei ti ricambia, ti sostiene e ti spinge più avanti».

Inizia cosí la storia de “Il nuotatore di Auschwitz”, che va a chiudere la stagione teatrale di AMA Calabria nel nuovo teatro comunale di Vibo Valentia. Un successo straordinario che, come spiega il direttore artistico Francesco Antonio Pollice, ha richiesto l’inserimento di una seconda replica: «inizialmente era previsto solo lo spettacolo delle ore 21, ma, viste le numerose richieste, abbiamo chiesto all’attore di aggiungere una replica alle ore 18, che è andata molto bene».
Pollice si dice particolarmente soddisfatto del risultato di questa prima stagione «credo che il segnale che viene da questi mesi di impegno per la stagione teatrale a Vibo Valentia sia che la città richiede cultura, che questo spazio debba essere abitato e ci auguriamo che ciò possa replicarsi nei prossimi anni». Non mancano i ringraziamenti all’amministrazione comunale, a tutte le associazioni che hanno sostenuto il progetto e, infine, al pubblico che ha seguito con grande interesse e in maniera assai numerosa tutti gli spettacoli.
A contribuire al successo sono state anche le tematiche multidisciplinari affrontate nel corso della stagione, capaci di sollecitare riflessioni e partecipazione. Proprio per questo il cartellone non poteva che concludersi con lo spettacolo che vede protagonista Raoul Bova.

“Il nuotatore di Auschwitz” porta in scena una storia vera, quella di Alfred Nakache, nuotatore francese di origine ebraica, primarista mondiale, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz.
Il testo scritto da Luca De Bei, nasce da un progetto pensato per portare un messaggio forte al pubblico.
«L’esempio di Alfred Nakache, rinchiuso ad Auschwitz, è proprio l’esempio di una persona che non aveva possibilità di sopravvivere, o comunque era molto difficile farlo. Ma riesce a trovare quella forza interiore e capire cos’è che fa sopravvivere alla privazione del proprio essere e della libertà. É un qualcosa che nasce dall’istinto di sopravvivenza e soprattutto dalla proiezione che si ha della vita futura». Raoul Bova descrive cosí il suo personaggio, aggiungendo di aver trovato in Nakache la forza ed il coraggio di riuscire sempre a cercare una motivazione per restare vivi, anche quando tutto sembra impossibile.
Nello spettacolo, la storia del nuotatore francese si intreccia con quella di un altro personaggio: si tratta dello psicoterapeuta Viktor Emil Frankl –interpretato sempre dallo stesso Raoul Bova–. Entrambi, seppur in maniera diversa, hanno vissuto la drammatica esperienza dei campi di concentramento nazisti.
«Il personaggio dello psicoterapeuta Viktor Emil Frankl» spiega Bova «é una figura importante perché racconta, dando un riscontro psicologico, tutti gli stati d’animo degli internati di Auschwitz». L’attore confessa che è stato proprio l’insieme di queste riflessioni a spingerlo a raccontare una storia che sentiva come necessaria.

Particolarmente suggestivo è stato il racconto di una vicenda vissuta da Alfred Nakache all’interno del campo. Bova racconta che «Alfred ha subito tantissime torture, gli buttavano delle monetine nel bacino idrico gelato d’inverno e lui doveva andare a riprenderle». Ma la vera tortura non si limitava a questo: «i soldati scommettevano sul fatto che ce la facesse o meno e, in più, scommettevano vite umane su di lui: se fosse riuscito a raccogliere quella moneta non avrebbero ucciso i suoi compagni, altrimenti sarebbero morti».
La figura di Frankl diventa così essenziale nello spettacolo, offrendo una chiave psicologica capace di restituire paure, conflitti interiori e forza d’animo vissuti in momenti come quelli.
Da questa storia emerge un messaggio sottile ma potente: «alla fine ciò che vince e rimane è solo l’amore». Ed é proprio appigliandosi all’amore per il nuoto e per la sua famiglia, che Alfred Nakache riesce a trovare la forza per sopravvivere.

A fine spettacolo, l’attore evidentemente commosso spiega quanto questo personaggio lo abbia aiutato.
«Portare la storia di Nakache in giro in questi anni mi ha accompagnato in tutte le vicende della vita e mi ha aiutato moltissimo». Rivolgendosi, infine, al pubblico presente in sala, Bova si augura che la storia di Alfred, insieme a quella di Viktor, possa rappresentare uno spunto di riflessione, proprio come lo è stata per lui.