Il Governo ha approvato in Consiglio dei Ministri il decreto legislativo che interviene sulla riforma del Terzo settore, sul sistema fiscale degli enti non profit e sul mondo dello sport. La novità più attesa è arrivata: la proroga di dieci anni dell’entrata in vigore del nuovo regime IVA, che avrebbe dovuto scattare il 1° gennaio 2026.
Il passaggio è adesso rinviato al 1° gennaio 2036, offrendo respiro operativo a una platea vastissima: enti del Terzo settore, organizzazioni non profit, associazioni di promozione sociale, fondazioni, cooperative sociali, ma anche associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD e SSD).
Si tratta di una scelta politica e tecnica valutata positivamente sia dal Governo sia dalle reti del volontariato e dello sport, perché evita una transizione considerata troppo rapida e potenzialmente dannosa per migliaia di piccole realtà associative.
Perché la proroga IVA riguarda l’intero Terzo settore
Il nuovo regime IVA – che dovrebbe allineare le regole italiane alla normativa europea – prevedeva un passaggio significativo:
- molte attività oggi considerate istituzionali e non imponibili sarebbero diventate operazioni rilevanti ai fini IVA
- diversi enti avrebbero dovuto gestire partita IVA, liquidazioni, registri IVA, fatturazione elettronica e controlli fiscali molto più rigidi
Per gran parte del Terzo Settore – soprattutto APS, enti caritativi, fondazioni di comunità e cooperative sociali – questo passaggio rappresentava un incremento enorme degli adempimenti.
La proroga al 2036 consente di mantenere per altri dieci anni:
- l’attuale regime di esclusione IVA per molte attività rivolte a soci, utenti fragili, comunità e territori
- la distinzione tra attività istituzionali e commerciali oggi vigente
- gli attuali modelli contabili semplificati
Gli effetti sulla riforma: Onlus, ETS e nuove definizioni
Il decreto agisce anche sul piano terminologico e giuridico, la storica definizione Onlus scompare definitivamente dall’ordinamento. Dal 2026, le Onlus:
- dovranno migrare nel Registro Unico del Terzo Settore (RUNTS)
- dovranno aggiornare statuto e denominazione giuridica
- verranno inquadrate come Ente del Terzo Settore (ETS) o Impresa sociale
Parallelamente, il decreto introduce misure chiave come la sospensione dell’imposizione delle plusvalenze per i beni che transitano da attività commerciali a non commerciali, quando diventano attività di interesse generale secondo l’art. 79 del Codice del Terzo settore.
Perché la proroga interessa da vicino anche le associazioni sportive
Le associazioni sportive dilettantistiche non fanno parte automaticamente del RUNTS, ma condividono con il Terzo settore:
- finalità sociali
- attività non lucrative
- regimi agevolati
- struttura interna basata su volontariato e tesserati
La riforma IVA avrebbe inciso profondamente anche su di loro. Senza la proroga al 2036, molte ASD e SSD si sarebbero trovate a:
- dover aprire partita IVA anche per attività rivolte ai tesserati
- dover gestire registri IVA, liquidazioni, fatture elettroniche, split payment
- vedere come commerciali attività tipiche come corsi giovanili, affiliazioni, quote di iscrizione, e perfino eventi promozionali
Per piccole società sportive, spesso gestite da volontari, sarebbe stato un impatto ingestibile.
La proroga, quindi, non è solo una misura tecnica, ma una tutela diretta al cuore del movimento sportivo dilettantistico italiano.
Le parole del Governo
Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha dichiarato: «La proroga al 2036 garantisce continuità e sostenibilità operativa agli enti del Terzo settore.» Sulla stessa linea il sottosegretario Alfredo Mantovano: «Il confronto con la Commissione europea ha riconosciuto la specificità delle prestazioni rivolte agli associati. Il rinvio tutela migliaia di realtà sociali e associative.»
Un messaggio chiaro: la riforma continuerà, ma senza mettere in difficoltà il mondo del volontariato e dello sport dilettantistico.
Cosa cambia adesso (in sintesi)
PER TUTTI GLI ETS
- L’attuale regime IVA rimane fino al 2036
- Scompare la denominazione Onlus
- Statuti da aggiornare in vista dell’operatività del Codice
- Possibilità di sospendere le plusvalenze sui beni che passano da attività commerciali a istituzionali
- Meno rischio di improvvisi cambi di regime fiscale
PER LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE
- Nessun obbligo immediato di passare al regime IVA ordinario
- Nessuna introduzione di nuovi adempimenti fiscali complessi
- Mantenimento dei regimi agevolati per attività rivolte ai tesserati
- Più tempo per eventuali adeguamenti strutturali e contabili
- Continuità delle attività sportive e giovanili senza appesantimenti amministrativi
Una proroga che dà respiro al non profit
La proroga al 2036 rappresenta un sospiro di sollievo per tutto il Terzo settore e per il mondo sportivo dilettantistico.
Permette una transizione più graduale, evitando un cambio normativo improvviso che avrebbe messo in difficoltà migliaia di associazioni.
Ora il compito degli enti – sportivi e non – è utilizzare questi anni per: aggiornare statuti e formare i dirigenti.
La riforma continua, ma il tempo concesso permette di farlo senza mettere a rischio attività fondamentali per coesione sociale, inclusione e promozione sportiva.
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