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Tonnara di Bivona, in attesa del museo da 4592 giorni senza risposte

Ogni volta aprono la Tonnara di Bivona, simulando inaugurazioni ed incontri istituzionali, esultano “è il primo passo per far rivivere la tonnara”, in realtà sono state solo bugie, per coprire passi falsi ed errori.

Non ci sono molti casi simili in Italia. Il comune di Vibo Valentia dal 2000 beneficia di finanziamenti di diversi milioni per restaurare l’antica Tonnara di Bivona, vincolata come bene storico monumentale, e non finisce il restauro in 20 anni.

Non solo, in questi anni non ha redatto un solo atto amministrativo che abbia avviato la costituzione del Museo civico. Attualmente usa la struttura demaniale in guardiania (dice), senza il collaudo dei lavori fatti, senza agibilità a fini pubblici, senza concessione demaniale. E così, visto il non regolare possesso, non sorprende nessuno che il Comune di Vibo non abbia presentato schede per la tonnara sui CIS di Invitalia. Su 170 milioni di euro richiesti, nessun euro verrà destinato al Museo della Tonnara che non c’è.

Non sorprende nemmeno, visto il non regolare possesso, che non possa portarvi un allestimento museale acquistato nel 2008, costato più di 65 mila euro, che una determina del 2015 di saldo descrive messo in posa e collaudato nella Tonnara ma di cui se ne ha contezza solo dopo 12 anni, il 7 febbraio 2020, trascorsi esattamente 4.381 giorni dall’acquisto, miracolosamente negli scantinati comunali. Nessuno di noi lo ha mai visto.
Epperò altri 210 giorni sono passati da quello storico rinvenimento senza che nessuno, sembrerebbe, abbia intenzione di riportarli in tonnara.
A parte il piano superiore della palazzina tutto il resto è degrado ed abbandono, crepe e calcinacci, rapine e preservativi usati. Gli ultimi amministratori, sui circa 2000 degli ultimi 20 anni, dicono che il Comune non ha soldi per fare il Museo, per cui pensano di farne mezzo, magari solo con i barconi, e dare il resto dei locali alla Regione, per l’istituendo Osservatorio Ambientale e Culturale, che regolarizzerà tutto con il Demanio e pagherà il Museo. In alternativa pensano di cedere il Museo del Mare Che non Esiste al Sistema Museale Calabrese del Mibact, che regolarizzerà a sua volta col Demanio. Intanto nessuno segnala al Demanio queste intenzioni, nè la Capitaneria manda nessuno a verificare cosa accade in quel cespite demaniale.

Forse qualcuno dovrebbe fermarsi e riflettere con competenza e serietà su tutta la vicenda. Per ritornare ad essere credibili.

Antonio Montesanti

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