“Non accettiamo accuse infamanti: i nostri ragazzi non hanno fatto nulla”
Doveva essere una grande festa sportiva e per lunghi minuti lo è stata. La partita tra Bulldog Vibo e Union Kroton, sfida decisiva per la corsa al primato nel girone C del campionato regionale Under 17, si è conclusa con la vittoria dei vibonesi per 3-1. Ma subito dopo il triplice fischio finale, allo stadio Marzano di Vibo Marina, la serata è stata macchiata da momenti di forte tensione che hanno coinvolto alcuni giocatori in campo e diverse persone entrate sul terreno di gioco scavalcando la recinzione.
Le immagini che circolano sul web e che la nostra redazione ha potuto visionare mostrano chiaramente i ragazzi della Bulldog Vibo festeggiare sotto l’angolo di tribuna occupato da genitori e sostenitori. Una scena normale dopo una partita importante e combattuta. Pochi secondi dopo, però, a centrocampo si accende un parapiglia e la situazione diventa improvvisamente confusa.
Da Crotone sono arrivate nelle ore successive accuse pesantissime: si è parlato di aggressioni da parte di genitori vibonesi e addirittura della presenza di coltelli. Un’accusa gravissima che, però, non trova alcun riscontro nei numerosi video circolati in queste ore, nè nelle testimonianze.
I genitori della Bulldog: “Non possiamo restare in silenzio”
Proprio per respingere queste accuse e raccontare la propria versione dei fatti, alcuni genitori dei ragazzi della Bulldog Vibo hanno deciso di parlare in esclusiva a ViboSport, incontrandoci al Parco Urbano.
Il loro racconto è fermo ma anche carico di amarezza. “Non ci stiamo a passare per pessimi educatori e non accettiamo che i nostri ragazzi vengano accusati di cose che non hanno fatto – spiegano –. Non cerchiamo alibi, ma pretendiamo che venga raccontata la verità”.
Secondo la loro ricostruzione, la partita si era conclusa in modo regolare e senza particolari tensioni.
“I ragazzi stavano semplicemente festeggiando la vittoria sotto la tribuna, come succede sempre dopo una partita importante. Poi, all’improvviso, qualcuno della squadra ospite ha iniziato a dare in escandescenze e da lì si è creata una situazione di grande confusione. Se guardano bene le immagini sopra il direttore di gara si vede il loro portiere avvicinarsi al loro mister e poi dirigersi verso il gruppetto provocando il primo contatto tra i ragazzi, ma tutto è finito in meno di un minuto”.
In campo anche per dividere
In quei momenti concitati alcune persone sono entrate in campo. Non tutte, però, con cattive intenzioni. “C’è chi è entrato per unirsi alla rissa, ma anche chi è entrato per dividerla – raccontano ancora i genitori –. Tra questi c’erano anche due appartenenti alle forze dell’ordine presenti tra il pubblico, un carabiniere di Crotone e un militare di Vibo Marina, entrambi in borghese, che sono intervenuti per evitare che la situazione degenerasse”.
Un altro militare sarebbe rimasto invece in tribuna per impedire ad altre persone di scavalcare la recinzione e raggiungere il campo. Per fortuna tutto si è concluso senza conseguenze gravi.
“I nostri ragazzi erano spaventati”
Nel racconto emerge anche la preoccupazione per i giovani protagonisti della gara. “A un certo punto i nostri ragazzi erano impauriti – spiegano –. Qualcuno di loro ha preso anche qualche ceffone da appartenenti al gruppo arrivato da Crotone. Successivamente, però, ci hanno chiesto scusa”.
Un passaggio che testimonia come la tensione sia durata pochi minuti ma abbia lasciato molta amarezza tra le famiglie vibonesi.
Le indagini della Questura
Tutti i filmati e le immagini della serata sono ora a disposizione della Questura, che sta lavorando per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto e individuare eventuali responsabilità. I genitori della Bulldog chiedono che venga fatta piena luce.
“Vogliamo che chi ha iniziato questa indegna gazzarra venga punito, che sia di Crotone o di Vibo. Ma non accettiamo che venga gettato fango indiscriminatamente su di noi o sulla nostra società”.
Il loro messaggio finale è chiaro.
“Siamo stati vittime di quello che è successo, non i responsabili. Vogliamo solo che emerga la verità e che i nostri figli possano continuare a giocare a calcio serenamente”.
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