Cultura

Vibo Valentia, Giordano Bruno Guerri e il suo D’Annunzio poeta, scrittore e disobbediente

Nel libro edito da Mondadori, lo storico senese, che sarà presente a Palazzo Gagliardi, ricostruisce le vicende dell’impresa di Fiume.

Gabriele D’Annunzio non fu mai fascista, ma neanche apertamente antifascista. La sua impresa a Fiume – per sedici mesi (dal settembre 1919 al dicembre 1920) i suoi «legionari» occuparono la città adriatica – fu utilizzata dal Fascismo e da Mussolini quale ispirazione per la Marcia su Roma. Quei cinquecento giorni eroici e patriottici sono alla base del libro che Giordano Bruno Guerri, storico, scrittore e giornalista, nato a Monticiano (Siena) nel 1950, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, presenta a Vibo Valentia Capitale del LIbro_ Disobbedisco (ed. Mondadori, 2019). Un libro che ricostruisce, la poliedrica personalità di Gabriele D’Annunzio attraverso migliaia di documenti inediti provenienti dagli Archivi del Vittoriale, con una narrazione che mette in luce aspetti inediti del grande poeta.

Leggendo Disobbedsico se ne trae l’idea che il vate, forse, non fu mai fascista davvero. Ne sarebbe riprova il fatto. sostiene Giordano Bruno Guerri, che «fra gli oltre ventimila oggetti della sua casa non si trova un solo fascio o elemento che richiami il regime, se non relegato tra i doni che riponeva nel solaio». Seconndo lo scrittore toscano, D’Annunzio rispettava Mussolini perchè vedeva il lui il demiurgo che poteva realizzare «quel che a lui non era riuscito, una rivoluzione». Quasto e non altro, perchè lo considerava comunque «un uomo di gran lunga inferiore, umanamente e intellettualmente».

L’appuntamento con Giordano Bruno Guerri è per oggi, sabato 19 marzo 2022, alle ore 19,30 a Palazzo Gagliardi, nel cuore storico di Vibo Valentia. A condurre l’incontro sarà Piero Muscari, i saluti saranno portati dal sindaco Maria Limardo, con l’intervento del direttopre del Cepell, Piero Cappello.

La storia

Il 12 settembre 1919 un poeta, alla testa di duemila soldati ribelli, conquista la città di Fiume senza sparare un colpo. Vi rimarrà per più di un anno, opponendosi alle maggiori potenze sotto gli occhi di un mondo ancora sconvolto dalla Grande Guerra. Lo scopo di Gabriele D’Annunzio e dei suoi legionari non era solo rivendicare l’italianità di Fiume: il Vate sognava di trasformare la sua Impresa in una rivoluzione globale contro l’ordine costituito. Per 500 giorni Fiume fu teatro di cospirazioni, feste, beffe, battaglie e amori e fu sospesa fra utopia e realtà.