Cultura

Vibo, gran finale per la stagione teatrale: Enzo De Caro il 10 e Raoul Bova il 18 aprile

Ultimi due appuntamenti, poi il sipario calerà sulla stagione AMA Calabria. Al Teatro Comunale di Vibo Valentia si entra nella fase conclusiva del cartellone con due spettacoli di grande richiamo, tra leggerezza e profondità, capaci di rappresentare al meglio il percorso artistico proposto in questi mesi.

Si parte il 10 aprile (ore 21.00) con “L’Avaro immaginario”, portato in scena da Enzo Decaro. Volto storico della comicità italiana, protagonista del trio La Smorfia insieme a Massimo Troisi e Lello Arena, Decaro è oggi uno degli interpreti più raffinati del teatro italiano, capace di mescolare ironia e riflessione con grande eleganza.
“L’avaro” è un viaggio nel teatro, quello di Molière, un viaggio nel tempo, quello del Seicento, reale e immaginario, di Oreste Bruno da Nola, e la sua famiglia. È il viaggio verso Parigi, verso il teatro, verso Molière. Ma anche una fuga: dalla peste, da una terribile epidemia che ha costretto i Nostri a cimentarsi in un avventuroso viaggio verso un sogno, una speranza o solo la salvezza. È una commedia che diverte, ma che allo stesso tempo invita a guardarsi dentro, smascherando vizi e debolezze con leggerezza e profondità.

Gran finale il 18 aprile, con doppio appuntamento (ore 18.00 e 21.00), quando sul palco salirà Raoul Bova con “Il Nuotatore di Auschwitz”. Attore tra i più amati dal grande pubblico italiano, protagonista di cinema e televisione, Bova ha saputo negli anni costruire un percorso artistico sempre più maturo, avvicinandosi con intensità anche al teatro e a ruoli di forte impatto civile.
In questo spettacolo offre una prova intensa e coinvolgente, mettendo al centro una storia vera che parla di dolore, ma soprattutto di resistenza e rinascita.

 ispirato alla vera storia di Alfred Nakache e al libro “Uno psicologo nei lager” di Viktor E. Frankl, è scritto e diretto da Luca De Bei. Nakache era un nuotatore francese di origine ebraica, detentore di un record mondiale. Ad Auschwitz era il detenuto numero 172763. Nonostante la prigionia e le inaudite privazioni, non ha mai smesso di allenarsi tuffandosi nell’acqua gelida di un bacino idrico. La sua forza, la sua incrollabile determinazione, gli hanno permesso di attraversare l’orrore del campo e di salvarsi.
Tornato poi a gareggiare, ha ottenuto un nuovo record e ha partecipato alle olimpiadi di Londra.

Due spettacoli diversi, ma perfettamente complementari: da un lato la leggerezza intelligente della commedia, dall’altro la profondità di un racconto che scava nella memoria.