Novanta minuti di sofferenza, tensione e cuore. Poi, al triplice fischio del playout tra Vibonese Calcio e Acireale, per Aldo Caiazza è arrivato il momento della liberazione. Il difensore rossoblù, tra i simboli della battaglia salvezza 832 presenze i stagione), ha raccontato tutta l’amarezza, la pressione e le difficoltà vissute durante una stagione complicatissima, culminata però con la permanenza in Serie D conquistata davanti al pubblico del “Luigi Razza”.
Il volto di Caiazza, a fine gara, raccontava già tutto: stanchezza, emozione e orgoglio per un traguardo inseguito tra mille difficoltà. Nelle sue parole emerge il peso di una stagione vissuta costantemente sul filo.
«È stata una salvezza sudatissima – ha dichiarato –. Fortunatamente abbiamo vinto perché probabilmente, se avessimo perso, la gente non avrebbe capito quello che realmente abbiamo passato quest’anno. Magari ci avrebbero insultati, senza sapere davvero quante difficoltà abbiamo dovuto affrontare».
Il difensore rossoblù non entra nei dettagli, ma lascia intendere quanto il gruppo abbia dovuto stringere i denti durante l’arco della stagione.
«Non sto qui a raccontarlo perché ci vorrebbe troppo tempo. Però sono davvero fiero dei miei compagni di squadra, dello staff, dei magazzinieri, di tutti quelli che ci sono stati vicini. Non è stato semplice per niente».
Contro l’Acireale, però, la Vibonese ha mostrato il volto della squadra che non voleva arrendersi. Intensità, cattiveria agonistica e concentrazione dal primo all’ultimo minuto.
«Eravamo mentalizzati già dalla settimana scorsa, dalla partita precedente contro di loro. Non abbiamo mollato nemmeno di un centimetro. Quel gol al novantesimo ci ha permesso di giocarci il playout in casa e sapevamo quanto fosse importante. Oggi abbiamo dato veramente tutto, abbiamo dato l’anima».
La vittoria dedicata alla madre nel giorno della Festa della Mamma, con una maglietta esibita al cielo al termine della partita.
«La dedica di oggi va a mia mamma. Oggi è la Festa della Mamma e lei non c’è più. Però ci ha dato una mano da lassù».
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