Una piazza gremita, ospiti di prestigio e un’intera comunità riunita nel nome dei valori più autentici dello sport. Cessaniti ha vissuto una serata destinata a rimanere nella memoria con la seconda edizione del Premio “Umberto Monteleone”, ospitata nella suggestiva piazza del Comune.
La manifestazione ha saputo oltrepassare i confini del piccolo centro vibonese, portando sul palco personalità di primo piano del calcio, dell’informazione e delle istituzioni. Il riconoscimento è stato assegnato all’US Catanzaro 1929 e consegnato al presidente Floriano Noto, scelto quale interprete di un modello societario fondato sulla programmazione, sulla solidità e sul legame profondo con il territorio.
A condurre la serata, con competenza, ritmo e passione, è stato il giornalista di Radio Rai Francesco Repice, una delle voci più amate del calcio italiano. Attraverso domande, racconti e riflessioni, Repice ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra memoria, attualità sportiva e trasformazioni del calcio moderno.
Sul palco, insieme agli ospiti, anche il presidente della Polisportiva Cessaniti, Francesco Pugliese, e la vicepresidente Maria Canduci, protagonisti nell’organizzazione di una manifestazione capace di richiamare nel territorio vibonese nomi di grande prestigio. Pugliese e Canduci hanno fatto gli onori di casa, ricordando le ragioni che hanno portato alla nascita del premio e l’importanza di tramandare alle nuove generazioni l’esempio umano e sportivo di Umberto Monteleone.
Il ricordo di Umberto Monteleone
Il premio nasce per mantenere viva la memoria di Umberto Monteleone, storico dirigente che per molti anni ha rappresentato un punto di riferimento per lo sport di Cessaniti e per l’intera comunità.
Non un semplice riconoscimento celebrativo, ma un appuntamento pensato per trasmettere valori come lealtà, sacrificio, responsabilità, rispetto e attenzione verso i giovani. Nella prima edizione il premio era stato consegnato alla famiglia Monteleone, mentre quest’anno la scelta è ricaduta sull’US Catanzaro e sul presidente Floriano Noto.
Una decisione che ha voluto valorizzare una realtà calcistica calabrese capace di crescere senza perdere il contatto con la propria gente.
Floriano Noto e il modello Catanzaro

Il momento centrale della serata è stato quello dedicato a Floriano Noto. Il presidente giallorosso ha raccontato il percorso compiuto dal Catanzaro sotto la guida della propria famiglia, soffermandosi su una visione del calcio che non può essere ridotta esclusivamente a numeri, bilanci e interessi economici.
Noto ha evidenziato la differenza tra una società gestita da una proprietà familiare, presente quotidianamente nella vita del club, e le realtà controllate da fondi d’investimento, inevitabilmente più distanti dalla dimensione umana e territoriale.
Il Catanzaro, nella filosofia della famiglia Noto, non è soltanto un’azienda sportiva. È una squadra che rappresenta una città, una provincia e un’intera regione. Da qui la necessità di mantenere un rapporto diretto con i calciatori, con lo staff tecnico e con la tifoseria organizzata.
Il presidente ha raccontato la propria abitudine di entrare nello spogliatoio, confrontarsi con i giocatori e ascoltare periodicamente i sostenitori. Un modo di vivere il calcio nel quale la vicinanza umana diventa parte integrante del progetto sportivo.
La crescita del Catanzaro è passata così attraverso la programmazione, la valorizzazione dei giovani, la credibilità societaria e il recupero di un forte senso di appartenenza. Un modello che ha restituito entusiasmo e orgoglio a una tifoseria storica e appassionata.
Calzona e il calcio dominato dal business

Tra gli interventi più apprezzati anche quello di Francesco Calzona, allenatore vibonese ed ex commissario tecnico della nazionale slovacca. Intervistato da Francesco Repice, Calzona ha parlato dell’evoluzione del calcio internazionale, raccontando anche l’esperienza vissuta a Washington in occasione del sorteggio dei Mondiali.
Il tecnico ha descritto una gigantesca macchina organizzativa e commerciale, nella quale il momento strettamente sportivo rappresenta ormai soltanto una piccola parte dell’intero evento. Sponsor, marketing, diritti televisivi e interessi finanziari hanno trasformato il calcio in un business globale.
Le parole di Calzona hanno creato un significativo contrasto tra la dimensione del grande calcio internazionale, sempre più condizionata dal “dio denaro”, e quella vissuta nella piazza di Cessaniti, dove una comunità si è riunita per ricordare un dirigente, celebrare il territorio e discutere del valore sociale dello sport.
Le istituzioni e il mondo dilettantistico

Alla serata hanno partecipato anche l’assessore allo Sport della Regione Calabria Eulalia Micheli e il presidente del Comitato regionale della LND-FIGC Saverio Mirarchi.
La presenza delle istituzioni regionali e dei vertici del calcio dilettantistico ha conferito ulteriore prestigio alla manifestazione, rafforzando il messaggio lanciato dagli organizzatori: lo sport non appartiene soltanto ai grandi club e agli eventi internazionali, ma nasce soprattutto nei paesi, nei campetti di periferia, nelle associazioni e nelle società che ogni giorno svolgono un’importante funzione educativa e sociale.
È proprio nelle realtà dilettantistiche che tanti giovani imparano il rispetto delle regole, il valore del sacrificio, la condivisione e l’importanza di sentirsi parte di una squadra.
Il successo della seconda edizione
La seconda edizione del Premio Monteleone ha mostrato il volto migliore di Cessaniti. La piazza del Comune si è trasformata in un grande salotto sportivo, nel quale le esperienze di Floriano Noto, Francesco Calzona, Francesco Repice e Saverio Mirarchi si sono intrecciate con il ricordo di Umberto Monteleone e con l’impegno della Polisportiva guidata da Francesco Pugliese e Maria Canduci.
Il pubblico ha seguito con attenzione una serata ricca di emozioni, testimonianze e contenuti. Un appuntamento che ha saputo unire la memoria al futuro, il calcio professionistico al mondo dilettantistico, la dimensione internazionale alle radici di una piccola ma vivace comunità calabrese.
Cessaniti ha dimostrato che non occorrono grandi città o stadi imponenti per organizzare una manifestazione di alto livello. Servono idee, passione, capacità organizzativa e la volontà di credere nel proprio territorio.
Per una notte, la piazza del Comune è diventata il cuore sportivo della Calabria. E il Premio Monteleone, dopo appena due edizioni, ha già posto solide basi per diventare uno degli appuntamenti più significativi dell’estate vibonese.
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