Dietro i successi della pallavolo giallorossa di Vibo Valentia non ci sono soltanto atleti, allenatori e dirigenti. C’è anche una presenza discreta ma costante che da oltre trent’anni accompagna il percorso della società: Cinzia Ieracitano, moglie del presidente Pippo Callipo. In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la “first lady” della Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia ci racconta la sua esperienza accanto alla squadra e ripercorre oltre tre decenni di storia del club giallorosso, tra successi, ricordi e valori che hanno reso la società una vera famiglia sportiva.
L’intervista
Signora Ieracitano, da quel lontano 1992 la passione per la pallavolo sembra essere cresciuta sempre di più. È stato davvero così?
«Certamente. Le mie prime volte al palazzetto risalgono a quando nostro figlio Filippo Maria era appena nato. All’epoca frequentavamo il PalaPace e ricordo le lunghe chiacchierate con Michele Ferraro e Chico Prestinenzi. Pippo si confrontava spesso con loro e io ero presente. Piano piano mi sono ritrovata coinvolta sempre di più in questo mondo.
Quando Filippo Maria è cresciuto ho iniziato a frequentare il palazzetto con maggiore assiduità. Ricordo anche un episodio che mi è rimasto molto impresso: un pranzo a casa nostra con Alexandre Della Nina, che allora era il palleggiatore della squadra. Parlammo dell’importanza del pubblico non solo nelle partite casalinghe ma anche nelle trasferte. Da lì nacque l’idea di organizzare il primo pullman per seguire la squadra fuori casa. La prima trasferta fu a Bronte: famiglie, bambini, dipendenti dell’azienda e pranzo al sacco. Era un modo per sostenere la squadra ma anche per stare insieme».
Il presidente Pippo Callipo ha iniziato questa avventura con grande entusiasmo. Cosa ricorda di quegli anni?

«Pippo iniziò nel 1992 con una piccola sponsorizzazione, appena un milione delle vecchie lire. Pippo disse subito che se avesse continuato lo avrebbe fatto seriamente, costruendo una società organizzata con un progetto solido. Questo è sempre stato lo stile Callipo: passione, metodo e professionalità. Una combinazione che ha caratterizzato la gestione della società fino ad oggi».
Perché proprio la pallavolo e non il calcio, che è lo sport più popolare?
«In realtà non è stata una scelta programmata. È nato tutto in modo spontaneo grazie all’amicizia con Michele Ferraro e Chico Prestinenzi. Frequentavamo le loro famiglie e da lì Pippo ha iniziato ad appassionarsi alla pallavolo. Seguendo questo sport si è reso conto della sua bellezza: è coinvolgente, poco violento e basato su valori di squadra molto forti».
Tra tanti anni di Superlega e A2, qual è il ricordo più bello?
«Sicuramente la prima promozione in Serie A1 nel 2003-2004. Il PalaPace era pieno, il calore dei tifosi incredibile. Non era solo un risultato sportivo ma qualcosa che coinvolgeva tutta la città. Anche la stagione successiva, la prima in A1, è stata emozionante. Arrivammo fino alla finale di Coppa Italia contro la Sisley Treviso, una delle squadre più forti del panorama nazionale. Non vincemmo, ma vivere quell’esperienza fu straordinario».
Dopo tanti anni di pallavolo maschile è arrivata la scelta di puntare anche sul settore femminile. Come è nata?
«Pippo ha sempre pensato che il volley femminile avesse ritmi diversi e molto affascinanti. Poi ci sono state anche motivazioni economiche. La Serie A1 maschile era diventata molto onerosa, soprattutto negli anni della pandemia e con l’aumento dei costi energetici. Bisognava tutelare prima di tutto i posti di lavoro in azienda. Così si è deciso di investire nel progetto femminile. Oggi Pippo è molto entusiasta del percorso intrapreso e delle promozioni conquistate. Continuiamo a seguire con attenzione tutte le squadre, dalla prima squadra al settore giovanile».

Ci sono giocatori o allenatori a cui siete rimasti particolarmente legati?
«Sono tanti. Tra i giocatori ricordo con grande affetto Lorenzo Cavallini e il brasiliano Raphael Vieira de Oliveira, che tutti conoscono come Rapha. Ancora oggi siamo in contatto e c’è un rapporto molto speciale. Tra gli allenatori ho sempre avuto grande stima per Gianlorenzo Blengini. E poi c’è Ninni De Nicolo: per noi è uno di famiglia».
Ieri si è celebrata la Giornata Internazionale della Donna. Cosa rappresenta per lei?
«Il rispetto per le donne non dovrebbe limitarsi a una sola giornata all’anno. Deve essere quotidiano, in famiglia, nello sport e nella società. Purtroppo assistiamo ancora a troppe situazioni difficili. Il rispetto va insegnato fin da piccoli, nelle famiglie e nelle scuole. Una giornata simbolica è importante, ma ciò che conta davvero è il comportamento di ogni giorno».
Se dovesse invitare famiglie e donne al PalaValentia, cosa direbbe?
«Il palazzetto è un luogo dove trascorrere qualche ora piacevole in un clima sano e sereno. La pallavolo è uno sport che unisce le famiglie. Il mio invito è rivolto soprattutto alle famiglie e alle donne: venite al PalaValentia a vedere la Tonno Callipo. È un modo per stare insieme, divertirsi e sostenere una realtà sportiva del territorio. Spesso basta assistere a una partita per innamorarsi di questo sport».
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