Costume e società

Polimeni: “C’è la ‘ndrangheta stai attento”, Giletti: “Ho una missione, dare una mano ai calabresi onesti”

Sanità in Calabria e vaccinazione a chi non ha diritto, se ne è parlato a Non è l’Arena su La7.

Lino Polimeni: “Oggi il Commissario Longo mi ha detto di dirti che c’è la ‘ndrangheta dentro l’asp di Reggio Calabria, e di stare attento”. Massimo Giletti: “Ho una missione, dare una mano ai calabresi onesti e nessuno ci fermerà”.

Questo scambio di battute è avvenuto ieri nel corso della trasmissione Non è l’Arena tornata ad occuparsi di Calabria, dove ai problemi endemici che affliggono la sanità regionale e non solo si aggiungono le difficoltà della campagna vaccinale e gli abusi di chi, pur non avendone diritto ottiene il vaccino prima degli ottantenni e delle categorie a rischio. In particolare il conduttore si è soffermato sul caso Cariati, dove i vaccini sono stati somministrati “in casa” ai 18enni, mentre gli over 70 e i fragili finiscono a chilometri di distanza. Il primo cittadino del centro cosentinoFilomena Greco aveva detto al Quotidiano del Sud di non saperne nulla: «È tutto il sistema che non va».

Resta il fatto che 60 dosi Pfizer sono state somministrate ad altrettanti diciottenni fuori da ogni previsione del piano nazionale: Sulla vicenda hanno avviato una indagine i carabinieri del Nas. Insieme alla Procura di Castrovillari e all’Asp di Cosenza (che ha detto di voler procedere con un’indagine interna) dovranno fare chiarezza su un caso decisamente anomalo.

Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute ospite in studio, ha detto che questo episodio è solo “la punta dell’iceberg. In Calabria serve una catena di responsabilità, ma in alcuni casi manca il controllo del territorio sanitario”.

Il caso Cesareo a Paola-Cetraro

Si è parlato anche del caso di Vincenzo Cesareo. Il direttore sanitario dell’ospedale Spoke di Cetraro-Paola, indagato dalla Procura della Repubblica di Paola con le accuse di peculato, truffa e falso, nonché di avere somministrato indebitamente il vaccino anti Covid a suoi amici, che aveva detto, in una intercettazione: “Porta chi vuoi che facciamo il tampone a tutti… pure ai gatti”.

“Quella frase si riferisce ai tamponi, perché a mio parere vanno fatti a tutti coloro che ne ravvisano la necessità. Mi sento una persona libera: la Procura mi ha sospeso e io avevo maturato già la pensione, perciò ho lasciato l’incarico. Ma con quale coraggio si discute sull’utilizzo da parte mia di una auto Panda?”, si difende a Non è ò’Areena Cesareo.

Di contro il senatore Nicola Morra definisce Cesareo: “il classico esempio di come la politica permetta di mangiare passando da una parte e dall’altra” (facendo riferimento alla militanza di Cesareio in diversi partiti nell’arco della sua carriera). Secondo gli inquirenti, a detta del parlamentare pentastellato, la famiglia Cesareo è entrata in rapporti con la famiglia Muto. E sulla frequentazione con un esponente dei Pelle di San Luca, l’ex dirigente dice che “della provincia di Reggio Calabria non me ne fregava niente, dato che allora ero in campagna elettorale nella provincia di Cosenza. Un giorno uscii dall’ospedale di Locri e mi arrivò una chiamata, ma non sapevo dove stessi andando”.

Al centro della puntata anche il buco di bilancio dell’Asp di Cosenza e di Reggio Calabria.

Ed è mentre si parla di queste cose che il giornalista Lino Polimeni, che da anni lotta contro il sistema Calabria, si rivolge a Massimo Giletti dicendogli: “Oggi il Commissario Longo mi ha detto di dirti che c’è la ‘ndrangheta dentro l’asp di Reggio Calabria, e di stare attento”, e il conduttore ha commentato: “Ho una missione, dare una mano ai calabresi onesti e nessuno ci fermerà”.