Cultura

Vibo Marina non dimentica: oggi l’omaggio alle vittime del bombardamento del 1943

Una comunità che custodisce la memoria e rinnova il proprio impegno per la pace. Oggi, domenica 12 aprile, Vibo Marina ricorda una delle pagine più dolorose della sua storia: il bombardamento aereo del 1943 che costò la vita a dieci civili innocenti.
A distanza di 83 anni da quella tragica giornata, la Pro Loco di Vibo Marina ha deposto dei fiori sulla targa in marmo collocata sul muro esterno della scuola elementare “Presterà”, simbolo di un ricordo che non si spegne. Un gesto semplice ma carico di significato, che ogni anno richiama la comunità a riflettere sugli orrori della guerra e sul valore della memoria.

Era il 12 aprile 1943 quando Vibo Marina venne colpita da un violento bombardamento da parte degli aerei anglo-americani. Gli obiettivi erano strategici – il porto e la stazione ferroviaria – ma le bombe non risparmiarono le aree civili, colpendo anche la zona attorno al piccolo campo sportivo vicino alla scuola “Presterà”, oggi conosciuta come “Pinetina 12 aprile 1943”.

In pochi istanti furono spezzate dieci giovani vite. Bambini che avevano appena finito la scuola e giocavano all’aperto, una studentessa, una giovane sposa, una madre con i suoi quattro figli. Storie diverse, unite da un destino tragico che ancora oggi commuove e interroga le coscienze.
Tra le vittime, Annunziata Corso di soli 7 anni, le sorelle Rosaria e Lucia De Lorenzo, Giovanna Lenza, Rosina Sacco. E poi la famiglia Romano: Mariantonia con i suoi piccoli Nicolina, Vincenzo, Anna e Franca, arrivati da poco dalla Sicilia nel tentativo di sfuggire alla guerra, ma raggiunti ugualmente dalla sua violenza.

La targa commemorativa, posta nel 1993 dai cittadini di Vibo Marina, conserva una frase che è diventata nel tempo un messaggio universale: “La morte di giovani innocenti sia per tutti seme di pace”. Parole che oggi risuonano ancora più forti, in un mondo segnato da nuovi conflitti e sofferenze.
L’iniziativa della Pro Loco non è soltanto un momento di raccoglimento, ma anche un invito a coltivare i valori della pace, della solidarietà e del rispetto dei diritti umani. Perché ricordare significa non solo onorare chi non c’è più, ma anche costruire un futuro diverso, in cui tragedie come quella del 1943 non debbano più ripetersi.