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Calabria Trekking e il viaggio lento pede per le bellezze della Pizzo Vecchia

Una teoria infinita di vicoli, strettoie, saliscendi, edifici nobiliari, fontane, dimore popolari, luoghi di culto, chiese

Su organizzazione di Kalabria Trekking, è stato effettuato, con la partecipazione di un folto gruppo di appassionati, un cammino all’interno della città vecchia di Pizzo, caratterizzata da una teoria infinita di vicoli, strettoie, saliscendi, edifici nobiliari, fontane, dimore popolari, luoghi di culto, chiese.

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Partiti dal castello Murat, di impianto Angioino e, soprattutto, Aragonese, ci si è inoltrati nel quartiere antico del Carmine, con i suoi splendidi Palazzi, i suoi affacci e l’omonima chiesa del XVI secolo, fino alla nuova piazzetta detta del Padiglione, da cui si gode una vista sontuosa, in basso verso l’antico approdo della ‘Seggiola’, in alto verso la piramide di case che risale verso il culmine della città. Si è quindi attraversata la bellissima piazza della Repubblica ed iniziata la salita verso il circuito di vicoletti che caratterizza la zona settecentesca della citta.

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Prima, uno sguardo alle due bellissime croci, erette su magnifiche colonne di granito: l’una, di fianco alla Fontana del Commercio, l’altra, di fronte alla Chiesa dei Morti. A seguire, un passaggio dal bellissimo palazzo Musolino, che ricorda gli eroi della rivoluzione Napoletana del 1799 ed il patriota Benedetto Musolino, fondatore della società segreta ‘I figliuoli della giovine Italia’, figura chiave del Risorgimento Italiano e del periodo post-unitario. Quindi, un transito alla splendida Chiesa dei Morti, che condivide la stessa facciata con la Chiesa delle Grazie, ed al cui interno conserva una teoria di magnifici dipinti degli artisti Diego Grillo e Carmelo Zimatore, un organo incastonato in un mobile affrescato con l’immagine di Santa Lucia, oltre un leggendario ovale, secondo tradizione dovuto a mano di impronta caravaggesca.

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Nella cripta, rivestita di antichissime maioliche, i corpi seduti di monaci Pasqualiniani nei rispettivi scolatoi. Da qui, la risalita verso il più impervio circuito viario, attraversando il giardino della ‘Ficarazza’ e la sua Madonnina, le strade dedicate al mito di Dedalo ed il Minotauro, gli slarghi con altre Madonnine, segno di un culto diffuso, e poi la via dei mulini, fino a strada Fontanelle, dove attende un anonimo e quasi invisibile scritto augurale. Quindi, il rientro, passando dalla fontana Garibaldi e l’epigrafe che ricorda i martiri del 1848, verso il vicolo dei Baci, quello del Bene, in direzione del Santuario di San Francesco e del convento dei Minimi, che ospitò Re Ferdinando. Dopo una sosta di fronte alla casa natale di Angelo Savelli, pittore cosmopolita del Bianco, rientro verso il centro, dove attende una splendida meridiana, che ammonisce che ‘tempus fugit’, il duomo di San Giorgio dalla splendida facciata barocca, con la fossa del seppellimento di re Giacchino Murat, l’urna del poeta Antonino Anile e le sue mirabili opere d’arte, che annoverano sculture di scuola Cagini e Bernini, un meraviglioso Crocefisso, pale ed affreschi, tra cui una bellissima ‘Ultima Cena’ di Zimatore, in cui appare un misterioso volto femminile.

Quindi, una teoria di splendidi palazzi, con le loro immancabili maschere apotropaiche ed i balconi di impianto barocco. Fino a rientrare al castello, luogo dell’ultima epopea di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, che lì venne rinchiuso, processato e fucilato, il 13 ottobre del 1815. Un cammino rivelatore e faticoso, in un continuo saliscendi, tra panorami mozzafiato e dentro le storie segrete di una città vertiginosa, solidale e per molti versi unica.Finale nella terrazza del castello, con l’orchestra per soli violoncelli ‘Sfracellos’.