Vedere e gustare

Passeggiata nella storia ad Arena, antica città stato nel cuore delle serre vibonesi

La montagna delle Serre è uno scrigno di perle. Serra San Bruno, Soriano, Sorianello, Monterosso, Polia, Pazzano, Bivongi, Stilo, per citarne solo alcune, sono luoghi le cui fioriture architettoniche, spirituali e naturalistiche rilasciano stupore ed ammirazione.

C’è un altra comunità delle Serre che merita menzione, Arena, antichissima città-stato, di verosimili matrici Ellenistiche e, successivamente, Romane, che conobbe il suo acme nel periodo medievale, a partire da quello alto, in cui si registrano le prime presenze normanne.

Proprio ai Normanni si deve Il poderoso castello, assiso su un’altura che lo rese inattaccabile, poggiato su torrioni basamentali circolari e scanalati, che ne irrobustirono il vigore architettonico, ingentilendone nel contempo la forma. Nessuno potè nulla contro il fortilizio, se non il sisma del 1783, che lo devastò riducendolo ai ruderi che è possibile ammirare oggi. Sempre ai Normanni si deve il non meno imponente acquedotto, a servizio del castello, del quale rimangono i poderosi piloni e la sorprendente fattura.

Seguì l’elevazione del territorio a feudo, in ragione della sua estensione e l’acquisizione successiva da vari casati. Il paese si sviluppò, inevitabilmente, sotto il maniero, con il suo dedalo di strade, viuzze, vicoli e scalinate irte, sopravvissute alla modernità, che lo rendono gentile, elegante e brioso.

Nel cuore del paese, i segni di una spiritualità diffusa, a partire dalla chiesa di ‘Santa Maria De Latinis‘, che custodisce un dipinto dell’Immacolata Concezione di scuola caravaggesca, oltre che sculture lignee di pregevole fattura e il reliquario che parrebbe ospitare tre spine della corona di Cristo ed un frammento della Croce. Ed ancora, la Chiesa della ‘Madonna delle Grazie’, del XVII secolo, in perfetto stile barocco, che ospita pregevoli affreschi dei napitini Carmelo Zimatore e Diego Grillo ed altre opere, tra cui un dipinto dell’arenese Nicola Valentino; la bellissima chiesetta di San Teodoro, inclusa nel quartiere ebraico della Giudecca, in cui campeggia un meraviglioso altare ligneo, interamente dipinto e, sottostante il castello, la stupenda ed imprevedibile chiesetta dell’Addolorata, dalle intonazioni vagamente bizantine.

Al centro, il severo municipio, ricostruito sulle ceneri di un antico monastero ed il palazzo che ora ospita l’Avis, a partire dai quali si stende la splendida piazza, che chiude con una balconata affacciata sulla valle sottostante. Da ogni lato, le effusioni di boschi freschi e verdeggianti e, sotto la cresta della montagna, il pittoresco panorama di Dasà. Di sopra, invece, la strada risale, fino al bivio che, a sinistra dà verso Serra San Bruno e, a destra, verso monte Pecoraro, Mongiana e Monasterace. In mezzo, le meravigliose conifere di abeti, faggi e pini, al cui centro campeggia la ‘Riserva naturale biogenetica Marchesale’ realizzata nel XVII secolo dai duchi D’Atri e ceduta successivamente alla Marchesa Imperiale Caracciolo di Arena. Sino a sua maestà ‘L’albero delle fate’, un imponente abete bianco secolare, di dimensioni eccezionali, alto circa 40 metri, di diametro al tronco di oltre sei metri, riconosciuto dallo Stato come albero monumentale d’Italia.

Un borgo, quello di Arena, che racconta un frammento non secondario della nostra identità storica, architettonica, politica, naturalistica e paesaggistica e che merita, dunque, di essere riscoperto, rivelato ed amato.